Anhalt 1510

Il principe di Anhalt costretto a ritirarsi

Con la pace del 1510, conclusa tra Giulio II e Venezia, si sciolse la primitiva lega di Cambrai e ne sorse una, di carattere opposto, tra il Papa e Venezia contro Luigi XII di Francia, l’Imperatore Massimiliano e Alfonso I, duca di Ferrara. Teatro principale della lotta divenne il territorio vicentino e veronese. Mentre l’Imperatore preparava in Germania un nuovo esercito che avrebbe dovuto congiungersi con quello rimasto a bivaccare in Italia agli ordini del principe di Anhalt, questi ebbe il compito di facilitargli la discesa. La precedente aveva insegnato fin troppo bene ai Tedeschi dove stesse il punto cruciale; era questo il castello della Scala, passaggio obbligato sia dal Feltrino che da Trento. L’Anhalt tentò di conquistarlo risalendo il canale del Brenta da Bassano, ma dovette retrocedere sotto il fuoco preciso proveniente dal Covalo di Buttistone. Tentò allora di salire sull’Altipiano attaccando la montagna da Marostica, nella speranza di poter passare per il Passo Stretto di Conco, Gallio, Marcésina, Enego e attaccare il castello frontalmente. Ma non aveva calcolato l’indomita resistenza che avrebbe incontrato anche in quel versante, privo di fortificazioni.
Per evitare Lusiana e Gomarollo, si spinse da Valle San Floriano verso il Passo della Tortima. Stava già per superarlo, quando una vera ondata di uomini muniti di ogni sorta di armi, archibugi, forche, scuri, picconi e sassi, si gettò sulla colonna già provata dall’asprezza della salita, costringendola a indietreggiare rovinosamente per il ripido pendio. Dei nemici, quelli che più accanitamente resistevano furono passati per le armi o infilzati con le forche, altri andarono a finire tra le anfrattuosità del terreno, rese più pericolose dallo sgelo e dai piovaschi primaverili; il grosso raggiunse a stento la pianura. Fremente di rabbia, l’Anhalt infierì contro le popolazioni ma, alla fine, dovette rassegnarsi ad abbandonare il bassanese, dirigendosi alla volta del Piave. Espugnato il castello di Quero, incendiata la chiesa di S. Felice sotto il colle di S. Vittore, si apprestò facilmente al castello della Scala presso Fastro. Fu allora che il presidio del castello, come pure quello del Covalo di Buttistone, temendo di venir circondati, si rifugiarono nei Sette Comuni con armi e bagagli.
Un altro generale che volle assaggiare il valore degli uomini dei Sette Comuni fu il Palissa, comandante, dal giugno 1511, delle truppe francesi e tedesche collegate contro Venezia. Avendo egli avuto dall’Imperatore il compito di spianargli la via della valle del Brenta, come l’Anhalt, volle tentare d’impadronirsi della Bastia di Enego da Gallio e Marcesina. Dovette però ben presto rivedere i suoi piani, poiché gli abitanti di Conco e di Lusiana riservarono anche a lui l’accoglienza che avevano fatta all’Anhalt. Anche il Palissa dovette retrocedere e cambiar rotta.

  • A questa vicenda si deve molto probabilmente il famoso motto locale “rendete Tortima! No che no me rendo!” Il ricordo di tali fatti si ritrova inoltre oggi raffigurato nell’alabarda inserita nello stemma del Comune di Conco.

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Bibliografia: Antonio Domenico Sartori, Storia della Federazione dei Sette Comuni vicentini, ed. Zola, Vicenza, 1956.